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STORIA DELLE OLIMPIADI ANTICHE


L’origine delle Olimpiadi antiche si fa risalire al 776 a.C. Dedicate agli Dei dell’Olimpo, si tenevano nella vecchia città di Olimpia. Lo svolgimento dei giochi era collegato ai riti religiosi che si svolgevano per la celebrazione del culto di Zeus, ma sin da subito rivelarono una delle loro caratteristiche principali, ovvero quella di mostrare le qualità sportive dei giovani greci provenienti da ogni parte del paese incoraggiando le buone relazioni tra di essi.

Omero nelle sue opere, L’Iliade e L’ Odissea, riesce a raccontare molto degli sport e della loro importanza nel mondo greco: nell’Iliade ci parla di competizioni sportive in onore del defunto fratello di Achille; nell’ Odissea una delle vicende vede Ulisse incontrare una principessa dopo aver vinto alcuni giochi.

Le competizioni sportive erano di varia natura; in particolare se ne distinguevano quattro: gli Olimpici, dedicati a Zeus/Giove , i Pitici o Delfici, dedicati ad Apollo, i Nemei, dedicati anche essi a Zeus, e gli Istmici dedicati a Poseidone /Nettuno. I più importanti di tutti erano i Giochi Olimpici e acquisirono rilevanza a tal punto che gli anni cominciarono a contarsi a partire dalle Olimpiadi (il 776 a.c. era chiamato il primo anno dei giochi olimpici e così via): inoltre durante gli anni delle competizioni venne istituita la cosiddetta “Tregua Sacra” con cui venivano sospese anche le guerre.

Fino al 684 a.C. i giochi si svolgevano in un unico giorno nell’antico stadio di Olimpia che poteva accogliere fino a 40.000 spettatori. Nel corso del tempo le competizioni arrivarono ad estendersi su più giornate. Ogni quattro anni il rito si ripeteva e rinnovava: solo nel 65 d.c. le Olimpiadi furono ritardate di due anni per consentire la presenza dell’Imperatore Nerone.

I Giochi Olimpici persero progressivamente importanza con l’aumentare del potere dell’Impero Romano e continuarono finché l’imperatore Teodosio nel 393 d.c. le decretò come “riti pagani” in contrasto con la religione cattolica mettendoli al bando.


Le discipline sportive dei giochi antichi erano la corsa, il salto, il lancio del disco, la lotta, il Pugilato, la pancrazione e le gare equestri. La corsa era una gara di velocità: ci si confrontava sulla lunghezza dello stadio, su un percorso costituito dalla sola andata o andata e ritorno. I giochi antichi infatti ancora non includevano la disciplina della maratona. Dal 708 a.C. il Penthatlon (Salto in lungo, Lancio del giavellotto, Corsa, Lancio del disco, Lotta) entra a far parte delle discipline dei Giochi.

I partecipanti che si affrontavano erano giovani ed adulti greci appartenenti alle fila aristocratiche del popolo. Con lo sport si rafforzava corpo e spirito (mens sana in corpore sano!); la vittoria nella competizione aveva un valore simbolico, veniva premiata con una corona di olivo ma soprattutto i vincitori arrivavano ad avere accesso a cariche importanti nella città di provenienza grazie alla gloria acquistata ai Giochi. In loro onore venivano anche erette delle statue a cui si attribuivano poteri miracolosi nelle guarigioni delle malattie.

Una curiosità: già allora esistevano le "sponsorizzazioni", nella forma di premi in denaro per l'atleta e questo perché accaparrarsi l'atleta migliore voleva dire maggiore prestigio per la propria città. Le donne non erano ammesse né a partecipare né ad assistere alle competizioni: i gareggianti erano infatti completamente nudi per evitare le prese tra i rivali. Ci fu una caso di una madre che tento di assistere all' impresa del figlio travestendosi da uomo. La sua scoperta portò all'adozione di un provvedimento per il quale tutti gli spettatori avrebbero dovuto denudarsi all'inizio delle competizioni. Nel corso del tempo questa usanza venne abbandonata ma rimase comunque l'intolleranza verso le donne: fu Cinisca, la sorella di Agesilao re di Sparta, ad accedere per la prima volta ai Giochi nel 376 a.c. in occasione della centesima Olimpiade: partecipò alla gara di corsa coi carri a quattro cavalli vincendo.

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